La maglia di lana - Parole e immagini

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La maglia di lana

Scrittura

Le T-shirts ancora non esistevano e solo da Berta, la guardiana del mercato, iniziavano a fare bella mostra di se sopra quel banco multicolore. Bianche, linde, lisce, di puro cotone, una specie di libidine ad indossarle, ma i bambini della mia età le avrebbero scoperte solo alcuni anni dopo. Nell'attesa immancabilmente arrivava il giorno più temuto della settimana: il sabato.

Si avvicina l'ora fatidica e Bimbo inizia a fare i compiti: legge, scrive, indifferente a tutto quanto accade intorno a lui. La stufa a legna arroventa l'aria e la conca è già posizionata in mezzo alla stanza. Goccioline di sudore scendono dalla fronte di Bimbo proprio mentre la mamma versa pentoloni di acqua bollente. Finalmente aggiunge anche acqua fredda e un sussurro aleggia nella stanza “Ancora, ancora, ancora ….. ”. La mamma, sorda a quel richiamo, si ferma quando ancora nuvole di vapore salgono dalla conca ormai colma. La visione più terrificante pero’ è quella maglia disposta sopra la stufa su di un filo a scaldarsi.

“Su Bimbo spogliati che e’ il momento di fare il bagno”. Timidamente il ragazzino tenta di fare la sua rimostranza “Mamma l’acqua e’ troppo calda”. Parole che si mescolano al vapore ormai diffuso in tutta la stanza. “Su su poche storie che l’aria e’ gelida, entra dentro prima che l’acqua si raffreddi”. L’acqua in realtà e’ bollente, la conca si trova davanti alla stufa a legna caricata al massimo, Bimbo e’ già rosso paonazzo prima di entrare dentro, ma sa che e’ appena l’inizio e la tortura finale lo aspetta inesorabile.

Per fortuna il bagno e’ veloce. Appena esce dalla vasca la mamma premurosa prima lo avvolge in un asciugamano, naturalmente caldo quasi quanto l’acqua, e subito dopo lo cosparge di borotalco. Risultato: un bel gamberone rosso infarinato e pronto per la frittura. Essere gettato in una padella di olio bollente pero’ sarebbe una pena minore rispetto al destino di Bimbo.

La maglia di lana si trova ormai fra le mani della mamma che con fare deciso sta per infilarla iniziando dalla testa di Bimbo. Lui serra gli occhi, non ha il coraggio di guardare quello strumento di tortura che sicuramente proviene dal lontano medioevo. La testa entra nella maglia che lentamente scivola giù ed arriva sulle spalle. Quando la mamma gli indica di infilare le braccia nelle maniche, lui obbedisce e finalmente la maglia è completamente indossata. Il volto di Bimbo da paonazzo vira rapidamente al viola, prima piuttosto chiaro poi sempre più scuro, fino a raggiungere un livore intenso tendente al nero. Mille aghi incandescenti punzecchiano la sua pelle resa ancora più sensibile dall’eccessivo calore. Per diversi minuti rimane immobile mentre la mamma tenta di continuare la vestizione, ha imparato quella tecnica per tentare di lenire il dolore. “Questa maglia buca” e’ il messaggio lanciato nell’aria rovente. “Passa subito” e’ la risposta che non ammette repliche. Bimbo sa benissimo che non sarà così. La notte del sabato era ormai diventata una notte insonne, trascorsa in parte su un letto di aghi pungenti come un fachiro indiano e in parte davanti alla finestra aperta con l’aria gelida delle notti d’inverno a mitigare il fastidio di mille punture.

Berta non lo sapeva ma noi, bambini degli anni 50, la sognavamo ogni notte a portarci le sue magiche T-shirts che dopo qualche anno avrebbero fatto la sua fortuna e ci avrebbero finalmente liberati dalle notti insonni dei sabati invernali.

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