23 Aprile 2020

Il vogatore

Mezzogiorno era trascorso da qualche minuto e i nonni sarebbero rientrati a casa da un momento all’altro. L’ansia dell’attesa era palpabile nella piccola cucina sopra i tetti della città dove io ed i miei genitori attendevamo il ritorno di nonna Gerbina e di nonno Renato dall’ennesima visita per poter assicurare al nonno la pensione di invalidità. Era diventata un chiodo fisso ed una ragione di vita per la nonna, una specie di traguardo che avrebbe voluto raggiungere ad ogni costo e che, senza la testardaggine di Renato, sarebbe già stato conseguito da tempo. Fu una mattina di qualche anno prima che la nonna, osservando il fisico del proprio compagno di vita, martoriato come il fusto di una quercia esposta per secoli alle intemperie del tempo, aveva deciso che tutte quelle cicatrici meritavano almeno un riconoscimento come la pensione di invalidità.
Un pezzo di rotaia da 800 grammi conficcatasi durante un bombardamento nella spalla destra; una scheggia di un proiettile entrata nel petto e miracolosamente si era fermata sul cuore; una botte piena di vino che aveva terminato la sua corsa sulla gamba del nonno; questi gli incidenti che avevano cercato inutilmente di abbattere quella forte quercia. Renato ora camminava malamente, aiutando le gambe malferme con un bastone, ma le sue mani erano ancora due morse d’acciaio e quando entravano in azione facevano veramente paura. Ad ogni visita il nonno non sapeva trattenere quella sua tremenda forza ed i medici finivano per rimanere impressionati dalla potenza sprigionata da mani e braccia, tanto che la domanda per ottenere la sospirata pensione veniva immancabilmente rifiutata.
Quella mattina Gerbina aveva fatto le solite raccomandazioni a Renato “Per favore trattieniti, fingi, fai vedere che non hai forza nelle braccia così come nelle gambe, altrimenti anche questa volta niente pensione”. Lui rispondeva sbuffando e agitando le sue grandi mani in aria “Ma stai un po’ zitta, so io che devo fare, non sono mica un bambino” E così fra rimbrotti, sbuffi, braccia che si agitavano come le pale di un mulino a vento, i due vecchietti si avviarono per uscire di casa. Vedere il nonno camminare faceva veramente impressione: sembrava sempre che da un momento all’altro dovesse cadere senza più rialzarsi. Tutto curvo con il bastone in mano, trascinava la gamba destra in un movimento strano, non riuscendo ad alzare completamente il piede da terra che ad ogni passo strusciava il suolo lateralmente. Le forti braccia ed il bastone sopperivano a quelle gambe malferme.
La porta finalmente si aprì ed i due vecchietti fecero il loro ingresso in casa. Fu sufficiente uno sguardo per capire che anche quella volta qualcosa era andato storto. Gerbina, la cui carnagione era solitamente bianca e pallida, era tutta paonazza e livida dalla rabbia. Renato, più taciturno, sbuffava anche lui abbastanza alterato. Nessuno osava dire niente o fare domande ma la nonna non tardò a sfogarsi. “Mentre eravamo in sala di attesa mi sono raccomandata come sempre. Renato stai attento, controllati, fingi di stare male o di non farcela. Questa volta ti fanno una prova con il vogatore, mi raccomando dopo qualche secondo rallenta, non fare come solito tuo …. ma non ho fatto in tempo a finire che lui già mi urlava di stare zitta. Ed allora mi sono messa buona ad aspettare che lo chiamassero. E’ arrivata un’infermiera e ci ha portati nell’ambulatorio dove il medico stava aspettando. Ha guardato la domanda, ci ha detto di raccontare tutti gli incidenti che gli sono accaduti, poi mi ha fatto uscire per visitarlo e iniziare il test. Sono uscita e mi sono messa ad aspettare. Dopo dieci minuti torna l’infermiera che mi dice di rientrare. Il nonno era ancora seduto sul vogatore un po’ sudato, il medico da una parte aveva un’espressione stralunata con gli occhi completamente sgranati. Io dopo aver guardato il nonno, poi il medico, tornò con lo sguardo sul vogatore e che cosa ti vedo ?” La nonna si sofferma lasciando quella frase sospesa in aria, ma nessuno ha il coraggio di chiederle di proseguire. Lei lancia uno sguardo a Renato e poi conclude la frase “Entrambi i remi …… spezzati”
Nonna Gerbina se n’e’ andata prima del suo Renato con il cruccio di quella pensione che, per ironia della sorte, è arrivata pochi mesi prima che anche il nonno la raggiungesse. Siamo sempre rimasti con il dubbio che, la tanto desiderata pensione fosse stata concessa, non tanto per i malanni di nonno Renato, quanto piuttosto perché in ospedale si erano stancati di dover acquistare ad ogni visita un nuovo vogatore.

(L’audio che segue è relativo alla trasmissione Pascal di RaiRadio 2 nella quale è stato letto questo racconto)