17 Giugno 2020

Italia – Germania 4 a 3

Sono trascorsi 50 anni esatti ma quella serata, anzi nottata, rimarrà per sempre nella mente e nel cuore di chiunque ami il calcio. Per me era la classica notte prima degli esami: il 1970 era l’anno della maturità per il conseguimento del diploma di geometra. Gli esami sarebbero iniziati dopo qualche giorno, ma la tensione e la preoccupazione non mi impedì certo di vedere quella partita che sarebbe poi entrata nella storia. Ero a casa dell’amico con il quale studiavo ormai da 5 anni in un appartamento in centro città a Pisa. Lui non era un appassionato di calcio ma quella sera davanti alla Tv non c’erano soltanto i tifosi di quello sport nazionale. L’Italia era arrivata in semifinale dopo un girone eliminatorio opaco nel quale Gigi Riva, detto “Rombo di Tuono”, sul quale si nutrivano tante speranze, non aveva tuonato. Nei quarti però Riva si sblocca e porta la nazionale alla vittoria sul Messico con due reti. In semifinale, quindi oltre a noi, approdarono Germania, Brasile e Uruguay. Tre di queste squadre, Italia-Brasile-Uruguay, avevano conquistato la coppa Rimet per 2 volte e la regola era che la coppa sarebbe rimasta alla nazione che l’avesse conquistata per 3 volte. A noi era toccata la Germania, fortissima come sempre, ma non quanto il Brasile e quindi, quella sera di 50 anni fa, le speranze di andare in finale non erano proprie poche, ma altrettanto lo erano le paure di uscire sconfitti.

Intorno alle 23 la partita inizia. Passano 8 minuti e l’Italia segna con Boninsegna: 1 a 0 e palla al centro. Le speranze di vittoria che dall’ottavo minuto sembrano aumentare a dismisura, lentamente si affievoliscono. La Germania ci mette alle corde ma la nostra rocciosa difesa non cede. La tensione aumenta di minuto in minuto mentre i bianchi tedeschi attaccano e le maglie azzurre si oppongono strenuamente con qualche alleggerimento da parte di Domenghini che macina chilometri quando riceve la palla per portarla il più lontano possibile dalla porta di Albertosi. E così fra un’emozione ed una paura si arriva al 90esimo sempre con quel goal di scarto. A quel tempo non esistevano segnalazioni di recupero ed era l’arbitro da solo che decideva quando terminare la partita. L’arbitro non fischia, il cronometro prosegue la sua corsa, la Germania attacca. E poi accade l’irreparabile: 2 minuti e 30 secondi circa dopo il 90esimo arriva il pareggio. Per ironia della sorte ha segnare è un giocatore tedesco che milita nel Milan e che non aveva mai segnato una rete in vita sua: Schnellinger. Pochi secondi dopo, il triplice fischio sancisce la fine della partita e si va ai supplementari.

 

Nessuno di noi davanti alla tv scommetterebbe ora un centesimo sulla vittoria dell’Italia: la squadra è stanca, alcuni giocatori sempre impeccabili, come per esempio De Sisti e Domenghini, hanno i calzettoni tirati giù segno inequivocabile di una fatica che si fa sentire.


Inizia il primo tempo supplementare che ci fa cadere subito nella disperazione più assoluta: Gerd Muller, piccolo e tarchiato centravanti tedesco, con un intervento da opportunista dei suoi porta in vantaggio la Germania. E’ fatta, pensiamo tutti, ci rassegniamo a vedere altri goal da parte della squadra tedesca. All’improvviso però Gianni Rivera batte una punizione e spedisce il pallone proprio in mezzo all’area dei nostri avversari dove si trova, quasi per sbaglio, Tarcisio Burgnich, altro giocatore allergico al goal sia per ruolo (difensore) che per “delicatezza” nel tocco di palla. Ma Tarcisio è completamente solo e lascia partire una classica ciabattata con la quale manda il pallone alle spalle del portiere tedesco. Nonostante l’evidente stanchezza degli azzurri non tutto sembra perduto, ma nessuno si azzarda a fare pronostici dopo l’esultanza per il pareggio insperato. Il primo tempo supplementare sta per finire quando Rombo di Tuono da fuori dell’area di rigore tedesca lascia partire un tiro dei suoi: rasoterra, forte e angolatissimo. Non crediamo ai nostri occhi quando vediamo il pallone varcare la linea di porta e gonfiare la rete. Nessuno riesce a non saltare sulla propria sedia. Finisce il primo tempo supplementare e sorprendentemente siamo in vantaggio per 3 a 2.


Inizia il secondo tempo supplementare e l’atmosfera è leggermenta diversa ma sempre molto tesa. Minuto 110 ed ecco ancora che il tracagnotto Gerd Muller indirizza la palla verso la porta, ma Rivera è proprio lì sulla traiettoria e stiamo tutti tirando un sospiro di sollievo quando Gianni fa un movimento strano e lascia passare la palla fra la sua anca ed il palo. Un sonoro Vaffa (anche se a quel tempo lo si diceva solo per intero senza abbreviazioni) all’indirizzo del golden boy si alza sia da noi spettatori sia dal buon Albertosi che aveva già pregustato il salvataggio sulla riga. Disperazione. Vediamo Rivera confabulare con Albertosi e dirigersi verso la metà campo per battere il calcio di inizio. Tocca Boninsegna verso Rivera che tocca all’indietro e parte di corsa in avanti. La palla torna a Boninsegna che sgroppa (non si sa come) sulla fascia entra in area e mette la palla quasi sul dischetto del rigore dove si trova …. Gianni Rivera .. si proprio lui. Un giocatore che andava solitamente a due all’ora e che invece in quella occasione, dopo aver toccato la palla a centrocampo, in pochi secondi si trova ora in mezzo all’area. Siamo tutti con il fiato sospeso e stiamo per imprecare perché vediamo che Rivera ha il corpo messo in maniera tale da indirizzare la palla verso il palo sul quale si sta buttando il portiere tedesco. All’ultimo millesimo di secondo però il piede di Rivera fa una leggera torsione e indirizza la palla dall’altra parte: il classico palla da una parte e portiere dall’altra ma fatto tutto in velocità. Palla in rete e boato che scoppia non solo nello stadio, non solo nella stanza dove ci troviamo ma in tutta la città. Siamo sul 4 a 3 per l’Italia e, anche se non del tutto sicuri, abbiamo quasi la certezza che sarà il risultato finale. Questa volta il triplice fischio arriva al momento giusto ed un altro boato esplode in tutta la città.

La partita è finita, siamo in finale e la gioia è grandissima, talmente grande che vorremmo condividerla con tutti i tifosi. Ed allora accade una cosa mai si è verificata per una partita di calcio. Io ed il mio amico decidiamo di scendere in strada anche se ormai sono quasi l’una della notte, solo per scaricare la tensione e godersi la gioia insperata. Appena arrivati in centro come per magia troviamo altre migliaia di persone che avevano avuto la stessa nostra idea. Bandiere, trombette, canti, balli … non era mai accaduto, una festa infinita e una notte che rimarrà sicuramente nella storia. Non solo per la vittoria ma anche per essere stata la prima volta nella quale si è festeggiato in strada per una partita di calcio.